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Giustiziato a colpi di pistola e gettato dal viadotto della A7

Il cadavere è incastrato fra due tronchi, che partono dal medesimo ceppo: cinque metri sotto il cavalcavia Peschiera dell'autostrada A7, direzione nord. All'altezza di Favareto, poche case ai margini di San Cipriano. Due colpi, piccolo calibro, sparati alla nuca. I bossoli non sono fuoriusciti, il volto è intatto. Niente documenti. L'identità di quel cadavere è sconosciuta. È un giallo il ritrovamento di un corpo ieri mattina sulle alture di Serra Riccò...

Stando alla prima ricostruzione degli inquirenti, si tratterebbe di un cittadino magrebino: ucciso con due spari al capo e poi scaraventato giù dal cavalcavia. Da qualcuno che si è allontanato in auto verso Milano senza lasciare tracce. Nessuna tranne i lineamenti della vittima. Perché i militari del Nucleo investigativo dei carabinieri, diretti dal maggiore Vito Di Gioia, hanno individuato una possibile vecchia conoscenza alla quale il cadavere assomiglia. E ieri sera hanno setacciato due appartamenti del centro storico per ottenere una conferma, o una smentita, a quella che finora è l'unica pista. Il movente? Regolamento di conti, forse, o vendetta.

Intanto, i fatti. Alle 11.30 Giampaolo Porcile, operaio di 47 anni, esce dalla sua abitazione di via Caffaro, a «Favuè. È qui che siamo - dice un vicino - Vabbé, Favareto, così capisce anche chi non parla genovese». Scende una ripida stradina sterrata, un gran pantano, che lo porta al suo terreno e al capanno dove tiene attrezzi e materiale per il lavoro. Ed è poco lontano, sotto il cavalcavia che corre dietro la sua villetta, che trova il cadavere. Incastrato fra quei due alti rami verticali. Subito pensa, o forse spera, sia un manichino: un brutto scherzo. Ma no, non può essere, sembra proprio quel che è: una salma. Così corre in casa e chiama i carabinieri. Sul posto arrivano i vigili del fuoco. Con loro, ovviamente, gli uomini dell'Arma. Coordinati dal colonnello Salvatore Graci, comandante del reparto Operativo, dal maggiore Di Gioia e dal capitano Nicola Melidonis, comandante della compagnia di Sampierdarena. Oltre, ovviamente, agli esperti della sezione investigazioni scientifiche, per i rilievi. Il cadavere ha un giubbotto rivoltato sopra la testa. Addosso ha jeans, una maglietta di lana, scarpe casual. Abbigliamento non trasandato. E quando i carabinieri spostano il giubbino, ecco il sangue. Ha due fori nella nuca.

In via Caffaro arrivano il sostituto procuratore Francesca Nanni e il medico legale Marco Salvi, che inizia i primi accertamenti. Si tratta di un uomo, di origini magrebine. Sui 30 o quarant'anni, alto circa un metro e ottanta, robusto. Non ha documenti con sé. Secondo le verifiche preliminari, i due fori nella nuca sono stati provocati dalle pallottole di un'arma da fuoco di piccolo calibro. I bossoli sono nel cranio e verranno rimossi con l'autopsia.

Ma com'è finito lì quel corpo e quando? E di chi si tratta? Domande ovvie, risposte decisamente meno scontate. Per quanto riguarda la dinamica, secondo gli investigatori è certo che l'uomo sia stato ucciso prima e poi scaraventato dal viadotto. In un tratto di autostrada senza telecamere. Sui tempi, molto dipende da quando è avvenuta la morte. Stando agli accertamenti del medico legale, la vittima potrebbe essere stata ammazzata sul posto e poi gettata sul terreno sottostante dove è stato ritrovato da Porcile: in questo caso, il decesso potrebbe essere avvenuto fra il tardo pomeriggio di giovedì e la tarda serata. Ma se fosse stato ucciso altrove, molto dipenderebbe dalle condizioni di conservazione del cadavere: e l'arco temporale potrebbe dilatarsi. L'uomo, ieri sera, non era stato ancora identificato con certezza. Ma il suo viso ha fatto tornare in mente a qualche investigatore qualcuno di conosciuto. Tanto che i militari si sono messi a cercare l'uomo presso alcuni potenziali recapiti nei caruggi. Anche perché al mistero dell'identità è legato anche quello del movente. Il fatto che gli abbiano sparato alla nuca lascia pensare a un freddo regolamento di conti. O a una vendetta per uno sgarro. Con l'inquietante scenario di una faida genovese ipotizzata in procura (vedi a lato). Ma per le conferme sul "perché" serve conoscere il "chi".

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